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Per la dignità del lavoro

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di Nichi Vendola

Il centrosinistra e la sinistra hanno accettato in questi anni che la parola lavoro venisse estromessa dal lessico politico. Le recenti vertenze della Fiat di Pomigliano e di quella di Melfi, insieme ai mille e mille casi di realtà produttive in crisi, con migliaia e migliaia di lavoratori e lo loro famiglie letteralmente spazzati via, ci dicono che il lavoro, la sua tutela, i suoi diritti devono ritornare al centro della scena politica nazionale.
Non si può continuare a permettere che il dramma della disoccupazione, gli effetti della crisi economica, le scene ricorrenti di intimidazione e di rappresaglia sui luoghi di lavoro nel nostro Paese siano e rimangano brevi di cronaca: la politica, le istituzioni devono riprendere in mano con forza questo tema.
Noi ci siamo giustamente battuti, insieme a tanti altri, in queste settimane contro il bavaglio ai giornalisti e alla libertà di stampa. Ma il bavaglio ai giornalisti è grave quanto il bavaglio agli operai di Melfi e Pomigliano. L’articolo 21 della nostra bella Costituzione non può vivere se non è preceduto dall’articolo 1 e dall’articolo 3: la libertà, il lavoro e l’eguaglianza. Parole, valori, obiettivi che ritroviamo nella manifestazione annunciata dalla Fiom per inizio autunno.
Proprio per questo facciamo appello alle altre forze del centrosinistra, al mondo della cultura e dell’associazionismo: dobbiamo esserci tutti il 16 ottobre a fianco della Fiom. Perché la dignità e i diritti di un lavoratore metalmeccanico sono anche la nostra dignità e i nostri diritti.
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Sinistra Ecologia Libertà di Basilicata sarà domani al fianco dei lavoratori della FIAT di Melfi licenziati e della FIOM (probabile la presenza del portavoce nazionale Nichi Vendola), per difendere il diritto al lavoro, il rispetto del diritto di sciopero e della dignità dei lavoratori.
Con questo licenziamento la Fiat tenta di restringere gli spazi sindacali in modo drastico.
Il disegno delle destre e di un capitalismo accattone e immaturo è chiaro: costruire una società nella quale l’asse centrale si sposti dai diritti degli individui a quelli del mercato e dell’impresa.
L’attacco alla struttura democratica dello Stato italiano è da tempo iniziato.
Attaccando e contraendo i diritti sul lavoro si attacca la Costituzione nel suo principio fondativo.
Limitando l’indipendenza della magistratura si attacca la Costituzione. Alterando gli equilibri dei poteri istituzionali si attacca la Costituzione. Comprimendo la libertà di stampa si attacca la Costituzione.
SEL è vicina a quei lavoratori e al mondo a cui appartengono, perché rappresentano un antidoto alla rassegnazione, al senso di impotenza che spesso si respira in Italia.
Ora sono necessarie azioni chiare di tutto il centrosinistra, delle Istituzioni per sostenere la sacrosanta battaglia di quei lavoratori e per affermare la assoluta contrarietà alle scelte operate dalla FIAT

Coordinatore regionale SEL Carlo Petrone
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Avvertiamo forte il dovere morale , ancor prima che politico , di intervenire sulle ultime vicende in seno all’Amministrazione comunale di Abriola facendo un po’ di chiarezza in merito all’ultimo rimpasto di Giunta effettuato dal Sindaco e sulle motivazioni tutte politiche che l’hanno provocato e , più in generale , del quadro politico entro cui queste manovre sono state realizzate.
Innanzitutto vogliamo esprimere tutta la nostra umana solidarietà al concittadino Giovanni Dapoto , giornalista preparato ed imparziale e persona squisita , definito dal Sindaco Pessolani un“non identificato”a seguito dell’articolo pubblicato a sua firma sui quotidiani “ La Nuova” e su “Controsenso”.
Siamo indignati come Consiglieri comunali e come Abriolani per l’accaduto.
Crediamo in modo assoluto nella libertà di informazione e di opinione anche quando il cronista , con cognizione ed analisi fondate , rivela qualche verità scomoda .
Vogliamo ringraziare pubblicamente Giovanni Dapoto per aver chiarito con esattezza che gli Assessori uscenti non si sono dimessi spontaneamente ma su pressione del Sindaco che per cercare di tirare a campare ha dovuto cedere il secondo assessore al PDL e che la risicata maggioranza si regge su di un solo voto grazie all’apporto dei due rappresentanti del Centrodestra.
I disastri politici del Sindaco e della sua Giunta nascono nel Giugno 2009 quando , con la fine degli esecutivi delle Comunità montane , su una richiesta esplicita del gruppo di Sinistra e Libertà non si dava corso ad una verifica politica legittima che doveva sancire un nuovo equilibrio all’interno della maggioranza in conseguenza della fine dell’incarico dell’assessore di SEL..
In questo contesto ed alla luce di questi comportamenti alquanto ambigui il Sindaco e la sua giunta provocano il secondo disastro politico in pochi giorni inducendo alle dimissioni il locale segretario del PD che , con coerenza e saggezza politica , ha compiuto in piena autonomia il gesto più pulito .
Ma la politica del doppio binario raggiunge l’apoteosi durante la campagna elettorale delle regionali 2010 quando il Sindaco ed alcuni membri della sua giunta presentano il candidato del PDL ed invitano gli elettori abriolani al voto disgiunto : un voto al Presidente De Filippo e la preferenza al candidato del PDL .
Fin qui i “danni” di natura politica . Ma i disastri sono stati altrettanto marchiani dal versante amministrativo e producono tutt’ora effetti negativi sia sul piano sociale , che su quello economico – gestionale per finire su quello urbanistico.
Sin dall’insediamento abbiamo proposto l’adozione del Regolamento per la mensa scolastica come strumento democratico e di equità sociale per consentire alle famiglie meno abbienti e senza reddito di poter accedere ai benefici previsti dalla legge ed a più riprese abbiamo chiesto di rimpinguare il relativo capitolo con il Fondo di coesione regionale . Addirittura abbiamo subito l’umiliazione di vederci respinto un ordine del giorno che andava in questa direzione ma siamo orgogliosi di aver fatto cosa giusta e coerente.
Sono almeno una decina di anni che i cittadini aspettano il Regolamento urbanistico già affidato a tecnici ma la cui consegna e la relativa adozione viene rimandata alle calende greche impedendo alla collettività di poter effettuare piccoli lavori edilizi alle abitazioni.
Gli scempi sono continuati ai danni di alcuni dipendenti che avendo l’unica colpa di essere autonomi e non organici al “sistema” sono stati deportati in altri uffici e sostituiti con altri più rispondenti alle esigenze ed ai meccanismi richiesti .
In ultimo , non per ordine di importanza , viene la spinosa questione del patrimonio comunale .
E’ gravissimo , a nostro giudizio , l’aver autorizzato lavori su strutture di proprietà comunale finanziate con fondi del P.O Val d’Agri esautorando il Consiglio comunale dal prendere conoscenza e dal deliberare su di una simile problematica che è specifica competenza dello stesso.
Dopo anni di traversie giudiziarie e molti soldi pubblici spesi per le costituzioni di parte si è arrivati a mettere la parola fine su patrimoni edilizi con valore stimato intorno ai tre milioni di euro .Di fronte a sentenze emesse gia da oltre due anni , che riconsegnano alla collettività tali beni , l’Amministrazione fa finta di non sapere e di non vedere lasciando il patrimonio a privati senza nessun canone.
E’ questa l’ Amministrazione trasparente ed imparziale che persegue il bene comune e le buone pratiche ? . Ogni risorsa , ogni programma di investimento viene utilizzata per foraggiare le solite sacche di privilegio non consentendo a nessun altro di partecipare e di intraprendere qualsivoglia iniziativa .Prova di tutto ciò è stata la programmazione dei PIOT tutta attagliata sui soliti protagonisti che in qualche modo ce la fanno sempre e lasciando indietro attori sociali come le Associazioni ed il mondo cooperativo
Diceva Churchill : “La Democrazia è il miglior sistema di governo perché a decidere si è sempre in tre e gli altri due sono assenti”.
Ahinoi ma questa è la sintesi del pensiero politico e del modus operandi del Sindaco e dei suoi nuovi collaboratori.
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“L’azione di ritorsione e di intimidazione che la Fiat sta facendo a Melfi, licenziando due delegati Fiom e un operaio del montaggio, è certamente la continuazione dell’opera di smantellamento di ogni relazione industriale degna di questo nome che con il piano di Pomigliano l’azienda di Torino intende avviare. Ma è anche qualcosa di più. Rappresenta il desiderio di rivincita sulla lotta vittoriosa dei ventuno giorni il cui accordo Marchionne, appena insediato alla guida della casa torinese, dovette ingoiare.
Da allora Melfi è stata per lui quasi un’ossessione. E per smantellare l’organizzazione sindacale più rappresentativa è ricorso a tutti i mezzi: nel 2007 all’accusa di terrorismo rivelatasi immediatamente del tutto infondata, oggi a un addebito che la testimonianza di centinaia di lavoratori hanno dichiarato essere del tutto senza riscontri.
Ci troviamo di fronte a una classe dirigente senza onore. E, come ha affermato Marco Revelli, in Fiat oggi si consuma non solo un aspro conflitto sociale ma anche una “questione morale”.
Come nel 2004 è necessaria una sollevazione di tutta l’opinione pubblica della Basilicata e che le istituzioni regionali facciano sentire con forza la loro voce contro questi licenziamenti ingiusti e alla prepotenza della Fiat”

Piero Di Siena
Presidente dell’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra e ex Senatore del Collegio di Melfi.

Il video dell'Intervento di Giovanni Barozzino(operai e delegato FIOM alla Fiat SATA di Melfi) al Comitato Politico Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà.


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Condividiamo l’appello firmato da tutti i gruppi consiliari (ad eccezione del Pdl) della Regione Basilicata per il ritiro delle lettere di contestazione di addebiti con sospensione cautelativa dal lavoro di tre operai della Fiat Sata di Melfi, di cui due delegati sindacali Fiom. Le forze politiche, a partire da quelle del centrosinistra si prendano in carico questa vicenda e sostengano le giuste richieste delle organizzazioni sindacali. Il documento approvato dalle forze politiche presenti nel Consiglio Regionale della Basilicata e'un fatto di grande rilievo e testimonia che su questioni così rilevanti come il diritto al lavoro, il rispetto del diritto di sciopero e della dignità dei lavoratori, non ci possono essere differenzazioni tra i partiti. E’ anche un segnale politico importante rivolto alla direzione dello stabilimento di Melfi e al management della Fiat”.
E’ quanto afferma in una dichiarazione, il portavoce nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’ Nichi Vendola.“Auspichiamo inoltre – prosegue il leader di Sel - la ripresa del dialogo tra le parti al fine di evitare ulteriori tensioni all’interno della piu' importante fabbrica lucana e al tempo stesso si rispettino i diritti dei lavoratori e le regole democratiche di cui il diritto di sciopero e' parte fondante. Dobbiamo registrare purtroppo, che l’esperienza di lotta conosciuta come “la primavera degli operai della Fiat di Melfi” promosso dalla Fiom e che ha rappresentato una esperienza positiva, non è servita da lezione ai “falchi” della Fiat che continuano a sottovalutare il livello di tensione esistente in tutti gli stabilimenti del gruppo soprattutto dopo la vicenda Pomigliano.Per noi – conclude Vendola - quello che accade nella più grande fabbrica del Mezzogiorno e' un fatto che ci appartiene e ci riguarda perche' la politica e' prima di tutto impegno affinche nessun diritto in nessun luogo venga sospeso. A Melfi con l’atto compiuto dalla Fiat si vuole sospendere il diritto allo sciopero e l’esercizio della rappresentanza democratica. In questa difficile congiuntura economico-sociale atteggiamenti aziendali che fanno tornare le relazioni sindacali indietro agli anni piu' bui di scontro tra lavoratori-sindacati ed azienda oltre a ledere diritti individuali, mettono a rischio gli interessi generali della nostra comunita' e dell’intero Paese”. Continua a leggere!

Da questa notte i lavoratori dello stabilimento Fiat Sata di Melfi sono in sciopero.

Lo sciopero continua anche con il turno del mattino; lo stabilimento è fermo, mentre sono in corso cortei interni.

La ragione dello sciopero è dovuta alla sospensione cautelare, atto che normalmente prelude al licenziamento in tronco, di due delegati Fiom e di un operaio, per rappresaglia antisindacale contro le azioni di lotta in corso sulle condizioni di lavoro.
Dalla settimana scorsa, infatti, nello stabilimento di Melfi si susseguono tutti i giorni scioperi articolati nei vari reparti per protestare contro il comportamento della direzione che, unilateralmente e senza confronti preventivi con la Rsu, ha deciso l’incremento della produzione nell’ordine del 10%, senza alcun inserimento aggiuntivo di lavoratori.

Tutto ciò avviene in contemporanea con il ricorso alla Cassa integrazione. In pratica, si chiede di lavorare di più ai turni che lavorano, mentre gli altri turni sono collocati in Cassa integrazione.

La Fiat invece di avviare il confronto previsto dal Contratto nazionale e dagli accordi aziendali sull’organizzazione e sui carichi di lavoro, con queste sospensioni dei lavoratori aumenta lo stato di tensione.

È un atto gravissimo che conferma il disegno autoritario della Fiat.

La Fiom sollecita la Fiat ad accogliere la richiesta unitaria della Rsu di ritiro immediato dei provvedimenti disciplinari.

Fiom nazionale
Roma, 8 luglio 2010
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Care/i,
si sta avvicinando il giorno della grande festa regionale sull'Acqua Pubblica "H2ORA".
Il faticoso lavoro svolto in questi mesi avrà finalmente la visibilità che merita:
- più di 1.000.000 di firme raccolte a livello nazionale;
- più di 14.000 firme raccolte in Basilicata!
La festa, che si svolgerà a Potenza sabato 10 luglio, in Viale Dante e piazza Don Colucci.
Comincerà alle ore 15:00, ma già dalle ore 9:00 cominceremo a montare e allestire gli stand e tutto quanto necessario.
Saranno presenti circa 20 stand (sarà presente anche Sinistra Ecologia Libertà con il suo stand ), mostre e allestimenti performance, video.
Nella sala della chiesa di S. Anna, dalle ore 15:00 si susseguiranno dibattiti, tavole rotonde e proiezioni di video sull'acqua e sui beni comuni.

Per Sinistra Ecologia libertà
Antonietta Telesca
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L’istituzione dell’Anagrafe Pubblica degli Eletti per accrescere la trasparenza e l’informazione sull’attività politico-istituzionale dei consiglieri regionali: è quanto prevede una proposta di legge presentata dal capogruppo Sel, Giannino Romaniello

La proposta di legge regionale si compone di 6 articoli. Con l'articolo 1 si determinano le finalità della legge atte a valorizzare, attraverso la trasparenza, la partecipazione ed il controllo da parte dei cittadini sull'attività della Regione e degli eletti. L'articolo 2 definisce gli obiettivi della legge. L'articolo 3 provvede a rendere pubblici, nell'ambito dell'anagrafe degli eletti, i dati relativi ad ogni singolo Consigliere e componente della Giunta, pubblicizzandone i dati anagrafici, patrimoniali, fiscali e di appartenenza politica. L'articolo 4 stabilisce le azioni da intraprendere per perseguire gli obiettivi di maggiore trasparenza e riguardano: le informazioni relative l’attività del Consiglio e della Giunta con l’indicazione di tutti gli atti presentati e relativo iter; i criteri di trasparenza, tramite pubblicazione sul sito internet, sull’attività politico-istituzionale dei consiglieri regionali e degli assessori (delle spese per staff e consulenze, dei provvedimenti presentati, ecc.); i criteri di trasparenza, tramite pubblicazione sul sito internet, sull’attività della Regione (patrimonio, immobili, personale); le informazioni relative agli incarichi affidati dalla Regione, dalle società partecipate e controllate e dagli enti strumentali a soggetti esterni. L'articolo 5 stabilisce a quali cariche è estesa la presente legge. L'articolo 6 concerne la norma finanziaria.

“La disaffezione dei cittadini dalla politica e la conseguente minore partecipazione attiva ai processi democratici – sostiene Romaniello nella relazione alla pdl - stanno assumendo contorni sempre più marcati e preoccupanti. Tale disaffezione, che si manifesta in particolare con il calo della partecipazione al voto, rischia di incrinare in modo profondo il rapporto tra cittadini e istituzioni, viste come entità lontane e poco trasparenti, i cui processi decisionali appaiono difficilmente comprensibili ai non addetti ai lavori. In tale contesto – aggiunge Romaniello - appare indispensabile garantire la massima trasparenza dei processi amministrativi e degli atti delle istituzioni nonché una adeguata pubblicità dei dati di rilevanza politica e delle scelte degli eletti, in modo da consentire ai cittadini/elettori una migliore comprensione della vita politica e conseguentemente un voto maggiormente consapevole. Tale è l’obiettivo della mia proposta di legge che, con l’istituzione dell’Anagrafe pubblica degli eletti e le relative disposizioni sulla trasparenza e l'informazione, renderebbe possibile un maggior controllo sull’attività politico-istituzionale di consiglieri regionali, assessori, presidente di giunta e di chiunque partecipi all'attività dell'amministrazione, creando un ponte tra i cittadini e la Regione”.

“Al fine di garantire la massima trasparenza, ogni istituzione – aggiunge il capogruppo Sel - dovrebbe rendere disponibile sulla rete il proprio bilancio interno, le presenze, il comportamento di voto degli eletti, gli atti presentati in tutte le articolazioni, il loro iter e la conclusione. A sua volta, ciascun eletto dovrebbe pubblicare i dati anagrafici; il codice fiscale; gli incarichi elettivi ricoperti nel tempo; la dichiarazione dei redditi e degli interessi finanziari relativi all'anno precedente l'elezione e degli anni in cui ricopre l'incarico; la dichiarazione dei finanziamenti ricevuti, dei doni e dei benefici; il registro completo delle spese (sue e del suo staff); il quadro delle presenze ai lavori e i voti espressi sugli atti adottati dall'istituzione cui appartiene. L'insieme di questi dati dovrebbe essere fornito in modalità di "standard aperto" per far sì che possano essere facilmente elaborati ed incrociati. Tale modello di trasparenza, realizzabile in breve tempo e a costi limitatissimi – conclude Romaniello - è inoltre perfettamente coerente con quanto stabilito dell’art. 47 dello Statuto regionale, che promuove la partecipazione effettiva dei soggetti, dei gruppi e degli enti interessati al procedimento di formazione dei provvedimenti amministrativi di interesse generale”.

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'L'uomo che ha fondato Forza Italia era complice della Cupola. La Seconda Repubblica è nata con l'imprinting di Cosa Nostra. Questa sentenza tramanda ai posteri una verità ormai innegabile'. Parla il giornalista e politico siciliano esperto di mafia

Concorso esterno in associazione mafiosa per Dell'Utri. Anche in appello, ma con una pena ridotta a sette anni. E' stata questa la decisione dei giudici di Palermo che hanno emesso la sentenza di secondo grado nel processo a carico del senatore del PdL e fondatore di Forza Italia dopo 6 giorni di camera di consiglio. Confermate le accuse per i fatti avvenuti fino al 1992, mentre per quelli successivi (che includerebbero la trattativa tra Stato e mafia e la stagione delle stragi), la Corte ha stabilito che il fatto non sussiste.
Nel 2004, in primo grado, Dell'Utri era stato condannato a 9 anni di reclusione sempre per concorso esterno in associazione mafiosa, dopo una camera di consiglio che durò 13 giorni. A chiedere il processo d'appello sono stati sia la difesa che l'accusa. Per Dell'Utri il procuratore generale Antonino Gatto aveva infatti chiesto 11 anni di reclusione.

Per capire meglio la portata di questa decisione 'L'espresso' ha intervistato Claudio Fava, giornalista autore di numerosi articoli e saggi sulla mafia siciliana e coordinatore nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà, nonché figlio di Pippo Fava, il giornalista catanese assassinato per i suoi articoli sulla collusione tra la mafia e le istituzioni.

Cosa succede adesso?
"Adesso bisogna riscrivere la Storia d'Italia. Il braccio destro di Silvio Berlusconi, colui che ha organizzato il partito di Forza Italia partendo da Publitalia, era organico a Cosa Nostra, complice e sodale dei boss come dimostra questa sentenza di condanna. Si è costretti a rileggere le vicende e la nascita della Seconda Repubblica alla luce di un patto tra Berlusconi e la Cupola siciliana".

Per Berlusconi cosa significa questa sentenza?
"Questa sentenza getta un'altra ombra sul governo Berlusconi, che fino a ieri era una penombra. Basta unire i tanti punti della vita politica di Berlusconi per avere un quadro di insieme. La collaborazione stretta per la fondazione del partito di governo con un uomo giudicato colluso con la mafia, l'elogio funebre fatto all'uomo d'onore Mangano, l'opera costante di indebolimento degli strumenti di indagine fatta in questi anni, con la legge sulle intercettazioni che costituisce solo l'ultimo esempio. L'imprinting mafioso di Forza Italia aiuta a capire meglio il perché di tante decisioni".

Però la sentenza arriva solo fino ai fatti del 1992. La discesa in campo di Berlusconi è avvenuta dopo.
"La scansione dei tempi giuridici è una cosa, la realtà è un'altra. Se si è amico di certi soggetti non si smette di esserlo il 31 dicembre del 1992. Una volta che sei amico dei mafiosi lo resti per sempre, a meno che non fai una scelta opposta e smetti di dare certe garanzie. In quel caso però rischi di essere ammazzato come Salvo Lima. Non bisogna poi dimenticare che la nascita di Forza Italia è un processo lungo che nel 1992 era già attivo".

E adesso che cosa accade in Sicilia?
"Deve essere riscritta anche la cronaca. La presidenza della Regione del governatore Lombardo si regge oggi grazie a una strana alleanza tra il Pd e gli uomini di Miccichè e Dell'Utri. Dopo aver avuto un presidente come Cuffaro, condannato per favoreggiamento aggravato e adesso accusato in un altro processo di concorso esterno in associazione mafiosa, c'è quindi una nuova coalizione con le stesse pendenze. Penso che il Partito Democratico di fronte a questi elementi dovrebbe raddrizzare la schiena e smettere di legittimare con il suo sostegno un governo che contiene al suo interno anche l'espressione di interessi mafiosi".

Cuffaro e Dell'Utri. Due casi diversi ma entrambi al centro della scena siciliana.
"Sono segnali importanti questi. Quando la magistratura fa luce su certe vicende permette ai siciliani di decidere se uscire da questo degrado profondo e fare quello scatto di reni che servirebbe. Non parlo solo di classe politica ma anche degli elettori. La storia non la scrive la magistratura, ma le persone".

E' stato veramente un processo "solo di pentiti"? La difesa di Dell'Utri ha sollevato dubbi sull'influenzabilità dei giudici da parte dell'opinione pubblica.
"Tutti i processi per mafia sono per forza di cose legate alle testimonianze dei collaboratori di giustizia. Non ne ricordo uno dal 1986 a oggi che non si sia avvalso di questo strumento. Non si può certo pretendere che la pubblica accusa possa avere le foto di un imputato che spara. In ogni caso l'attendibilità delle testimonianze viene sempre verificata come è giusti che sia. E ci sono altri segnali che mostrano quanto scrupolo e responsabilità siano state usate in questo processo, come dimostrano i tempi lunghi in camera di consiglio. Non credo che i giudici siano malleabili e scrivano le sentenze sulla base di quello che avviene fuori dal tribunale. Ho avuto fiducia nella magistratura nei casi di assoluzione e ne ho anche in quelli di condanna".

Dell'Utri è ancora un senatore della Repubblica Italiana.
"Il ricorso alle dimissioni è un istituto del tutto assente nel centrodestra italiano: hanno perso completamente il senso della realtà".
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A POMIGLIANO prevale il sì all’accordo con la Fiat. Non stravince, come la sua direzione avrebbe gradito. Dobbiamo però augurarci che la Fiat non prenda pretesto dal risultato inferiore alle attese per mandare a monte l’accordo, oppure per imporlo senza modificarne una virgola. Non soltanto nell’interesse dei lavoratori, ma anche della Fiat, e del paese, per le conseguenze sociali e politiche che ciò potrebbe avere. Vediamo perché.

In Italia la Fiat produce 650.000 vetture l’anno con 22.000 dipendenti. In Polonia ne produce 600.000 con 6.100 operai. In Brasile le vetture prodotte sono 730.000 e i dipendenti soltanto 9.400. Inoltre il costo del lavoro in quei due paesi, contributi sociali inclusi, è molto più basso. È vero che in Italia si costruisce un certo numero di vetture di classe più alta che non in Polonia o in Brasile. Pur con questa correzione il rapporto auto prodotte/dipendenti resta nettamente sfavorevole agli stabilimenti Fiat in Italia.

Ne segue che su due punti non vi possono essere dubbi. Le aspre condizioni di lavoro che Fiat intende introdurre a Pomigliano, dopo averle sperimentate con successo all’estero, sono la premessa per introdurle prima o poi in tutti gli stabilimenti italiani, da Mirafiori a Melfi, da Cassino a Termoli. Dopodiché interi settori industriali spingeranno da noi per imitare il modello Fiat. Dagli elettrodomestici al tessile e al made in Italy, sono migliaia le imprese italiane medie e piccole che possono dimostrare, dati alla mano, che in India o nelle Filippine, in Romania o in Cina le loro sussidiarie vantano una produzione pro capite di molto superiore agli impianti di casa.

Che tale vantaggio sia stato acquisito con salari assai più bassi, sistemi di protezione sociale minimi o inesistenti, e orari molto più lunghi, non sembra ormai avere alcuna rilevanza. Certo non per il governo, e perfino per gran parte dei sindacati. Con l’applicazione totale del modello Fiat, le imprese si sentirebbero autorizzate a far ritornare una parte della produzione delocalizzata in Italia, alla semplice condizione che essa sia accompagnata da salari e condizioni di lavoro che si approssimano sempre più a quella dei lavoratori dei paesi emergenti.

Si tratta di vedere fino a che punto conviene alla Fiat voler passare testardamente alla storia delle relazioni industriali e della globalizzazione come l’impresa italiana che allo scopo di esportare al meglio i suoi prodotti ha dimostrato che si può apertamente importare il peggio delle condizioni di lavoro, per di più ricevendo il plauso del governo. Così facendo, infatti, la Fiat correrebbe, e farebbe correre al paese, diversi rischi. Il primo, se il suo modello tal quale prendesse piede, è quello di contribuire alla stagnazione della domanda interna, che è stata ed è uno dei maggiori fattori della recessione globale in cui il mondo si sta avvitando.

D’accordo che lavoratori sfiniti dalla fatica e con i salari, al netto dell’inflazione, pressoché fermi da oltre un decennio, consumano pur sempre qualcosa in più di un disoccupato. Ma il modello Fiat farebbe tendenza, aprendo nuovi spazi di disuguaglianza di reddito tra gli strati inferiori e medi e il dieci per cento dello strato più alto della piramide sociale; i cui membri, per quanto affluenti, difficilmente compreranno quattro o cinque Panda a testa.

Un secondo rischio è quello di far crescere le tensioni sociali. Se il governo alzasse mai lo sguardo dai sondaggi, e il management Fiat dai diagrammi della produttività e dei costi di produzione, potrebbero rendersi conto che disoccupazione, sotto-occupazione, tagli allo stato sociale e percezione di una corruzione dilagante stanno alimentando per conto loro, nel nostro paese come in altri, diffuse situazioni di insofferenza per la curva all’ingiù che la qualità della vita ha ormai palesemente imboccato, e per le iniquità di cui molti si sentono vittime. Ampliare il numero dei malcontenti moltiplicando i lavoratori che sono perentoriamente costretti a scegliere, come a Pomigliano, tra lavoro degradato e disoccupazione, o assistervi senza fare nulla, è una pessima ricetta politica. Alla quale un’impresa dovrebbe evitare di aggiungere i suoi particolari ingredienti.

Per altro il rischio maggiore che Fiat corre e fa correre a tutti noi risiede nel dare una robusta mano a coloro che intendono demolire la costituzione repubblicana. La proposta ventilata di modificare come nulla fosse l’art. 41 della suprema legge, perché a qualcuno dà fastidio che la legge determini i programmi e i controlli opportuni affinché l’attività economica possa essere indirizzata a fini sociali, come in fondo si dice in tutte le costituzioni, potrebbe venir liquidata come la dabbenaggine che è; ma se il lodo Pomigliano, chiamiamolo così, si affermasse lasciando intatte le sue licenze costituzionali, i nemici di quell’articolo ne trarrebbero un cospicuo vantaggio.

Autorizzandoli pure a mettere in discussione, perché no, l’art. 36, secondo il quale il lavoratore ha diritto, nientemeno, a una retribuzione sufficiente in ogni caso ad assicurare a sé ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa, oltre che proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro. E magari altri articoli a seguire, in tutto il Titolo III che riguarda i rapporti economici.

Portare a Pomigliano il grosso dell’organizzazione del lavoro vigente in Polonia sarebbe già un successo per la Fiat. Sul resto, ivi compresa la percentuale dei consensi alle sue proposte, forse le converrebbe, e converrebbe al paese, non esagerare con le richieste trancianti.

Luciano Gallino

http://www.repubblica.it/
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“Sinistra Ecologia Libertà di Basilicata sarà al fianco della CGIL nello sciopero generale di venerdì prossimo, perchè le ragioni alla base dell’iniziativa pongono temi che riguardano il futuro del paese. In un momento così difficile bisogna stare dalla parte dei lavoratori.
La manovra finanziaria del Governo è sbagliata perché ripropone la stessa filosofia economica che ha prodotto la crisi,meno stato più mercato. Una manovra iniqua che colpisce i lavoratori, i cittadini e l’ambiente. E, soprattutto, non tocca le grandi ricchezze e gli speculatori.
Il disegno del Governo è chiaro: tagli ai servizi, agli enti locali e alle Regioni, alla scuola, alla cultura, blocco degli stipendi del pubblico impiego, allungamento dei tempi per andare in pensione, condono edilizio, nessuna politica di investimenti per uscire dalla crisi economica o che orienti l’economia verso uno sviluppo sostenibile sul piano ambientale e sociale.
La crisi è grave e continuerà a produrre effetti molto negativi soprattutto per i settori più deboli e indifesi della società.
Per una regione piccola, e con tanti elementi di debolezza strutturale, come la Basilicata, affrontare la crisi con le ricette proposte dal Governo, dalla Confindustria e da una parte delle classi dirigenti non all’altezza per capacità e solidarietà nazionale, potrebbe porre in discussione la condizione materiale minima dei cittadini e la nostra capacità di costruire un’autonoma strategia di sviluppo.
Per questo la crisi va affronta con un’altra cultura politica e soprattutto mettendo in campo una visione molto diversa della società e dello sviluppo. La crisi si affronta tagliando le spese militari e grandi opere, a cominciare dal Ponte sullo stretto di Messina, tassando le transazioni finanziarie, le rendite e i patrimoni.
Con meno tasse sul lavoro e più tasse a chi inquina e consuma risorse naturali. La lotta all’evasione fiscale non deve continuare ad essere un semplice annuncio propagandistico.
Così come vanno allargate le misure di protezione sociale, come il reddito minimo di cittadinanza, gli asili nido, il fondo per la non autosufficienza. E creare posti di lavoro, come ha fatto l’Europa, con l’economia verde, sostenendone le produzioni e i consumi relativi a fonti rinnovabili, efficienza energetica, messa in sicurezza del territorio, agricoltura sostenibile.
La stessa vicenda di Pomigliano è emblematica dell’idea di fuoriuscita dalla crisi economica e sociale: continuare sulla strada della competitività internazionale giocata tutta sul costo del lavoro, comprimendo ulteriormente diritti e salari dei lavoratori, usando il ricatto della perdita di occupazione.
Inoltre, assistiamo a un tentativo di ridurre gli spazi di libertà, in particolare per l’informazione e per l’autonomia della Magistratura.
Intanto, le cronache quotidiane continuano a parlarci di morti sul lavoro che gli indicatori e gli studi attribuiscono all’aumentano dei ritmi di lavoro e delle ore di straordinario; tutte le statistiche rilevano un picco degli infortuni a fine turno a causa della stanchezza che riduce l’attenzione.
Per tutte queste ragioni stare al fianco dei lavoratori e della CGIL è un impegno democratico che dovrebbe interessare tutti quei settori della società italiana che hanno a cuore il futuro del paese.”
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